Ricetta Saltimbocca alla vegana
La ricetta romanissima che non trovi più (e invece eccola qua)
Non sai più come cucinare il seitan? Vieni qua che ti cucino una ricettina di una volta, a modo mio. 😏
Perché il problema del seitan è sempre lo stesso: o lo fai triste (e poi dai la colpa al seitan), oppure lo fai come si deve e improvvisamente diventa il tuo asso nella manica. Un secondo piatto veloce, “da padella”, saporito, con quella faccia un po’ da trattoria di quartiere che ti fa venire voglia di pane e scarpetta.
E qui entra in scena lei: una ricetta romanissima, di quelle che “una volta la facevano tutti” e ora non la trovi più manco a pagarla. Solo che oggi la riportiamo in vita in versione cruelty free, senza rinunciare a niente di ciò che conta davvero: profumo, crosticina, cremina e carattere.
Signore e signori: SALTIMBOCCA ALLA VEGANA.
Saltimbocca: perché funzionano sempre (e perché col seitan sono perfetti)
Il saltimbocca è una di quelle ricette che sembrano semplici ma hanno un’architettura precisa:
- base proteica a fette (qui: seitan artigianale, bello “cicciotto”)
- un elemento sapido che “veste” e porta il morso (qui: crudo veg)
- salvia fresca (il profumo che fa Roma)
- padella rovente (la crosticina)
- sfumatura di vino (che trasforma tutto in salsa)
- un tocco grasso per la cremina finale (burro veg)
Tradotto: se fai bene due passaggi, non c’è “vegano” o “non vegano” che tenga. C’è solo: “ok, ma questa roba è legale?” 🤤
Mini-mito da sfatare (mentre sfrigola)
“Il seitan è ultra processato!”
Raga… dipende da quale compri, ma se parliamo di seitan artigianale, dentro c’è praticamente una cosa sola: farina (o più precisamente glutine estratto dalla farina) + acqua e qualche aroma. Fine del giallo. 🕵️♀️
Non è una creatura misteriosa: è una preparazione tradizionale, solo che oggi la trattiamo come fosse un alieno.
La differenza vera la fa come lo cucini.
Ingredienti (per 2 persone)
- Seitan artigianale (meglio un panetto compatto)
- Crudo veg (mezza fetta per ogni fetta di seitan)
- Salvia fresca
- Farina q.b. (per infarinare)
- Olio extravergine d’oliva (abbondante)
- Sale q.b.
- 1 “nocina” di burro veg
- Vino bianco per sfumare
- Stecchini
Facoltativi ma furbi
- Pepe nero
- Un goccio di brodo vegetale se vuoi più salsa
Procedimento: “a modo mio”, ma con la regola d’oro della nonna
1) Taglia “belle cicciotte”
Prendi il seitan e fallo a fettine spesse. Non sottili da tristezza: qui vogliamo succosità e consistenza.
2) Vestiamo (come si faceva una volta)
Su ogni fetta metti:
- mezza fetta di crudo veg
-
una foglia di salvia fresca
Poi fissi tutto con lo stecchino.
Sì, è quello che pensi: è romanissimo.
3) Padella rovente + olio abbondante
Scalda la padella e metti olio. Deve essere caldo davvero: quando appoggi la fetta deve fare “psss”.
4) Il trucco da nonna: infarinatura
Ecco il passaggio che salva tutto: infarina leggermente le fette (solo una velina).
Perché?
- ti fa la crosticina
- ti aiuta a creare la salsa quando sfumi
- ti dà quel sapore “da trattoria” che non sai spiegare ma senti
Poi vai in padella rovente. E già lì senti il profumino che ti fa dire: “ok, ne faccio il doppio”.
5) Sale, burro veg e sfumata di vino
Quando sono ben dorati, aggiungi:
- un pizzico di sale
- una nocina di burro veg (per la cremina “al bacio”)
- sfuma con vino bianco
Lascia evaporare l’alcol e fai andare la salsa un attimo. Se serve, un goccino d’acqua o brodo per allungare.
6) Coperchio 3 minuti
Coperchio, 3 minuti: giusto il tempo di far sposare sapori e rendere tutto tenero e lucido.
7) Impiattamento obbligatorio
Impiatta sul piatto de minonna (obbligatorio per +30% bontà).
Salsa sopra, salvia profumata, e via.
Come servirli (per il massimo godimento)
- Con purè (anche veg): matrimonio felice
- Con patate arrosto
- Con cicoria ripassata o puntarelle (per l’equilibrio romano perfetto)
- E ovviamente: pane. Qui la scarpetta non è un optional, è un diritto.
Domanda seria (anzi due)
Tu li conoscevi?
E domanda per i non veg: hai il coraggio di assaggiarli e poi dire che “manca qualcosa”?
Perché quando una ricetta è fatta bene, la discussione finisce.
Resta solo la padella vuota e una frase sola:
“Ok, ma quando li rifacciamo?”