Ricetta Mezzarè alla pizzaiola
Il rito che non voglio perdere (ma la mozzarella classica non la digerisco più)
Il sugo e la mozzarella nascono insieme, come il sopra e il sotto. È una di quelle coppie italiane che sembrano inevitabili: pomodoro caldo, basilico, olio buono e poi quel bianco che scende sopra e fa la magia. Il gesto è sempre lo stesso, quasi automatico. Lo fai senza pensarci, perché è casa, perché è memoria, perché è un rito.
Però lo sai che c’è? La mozzarella “classica” io non la digerisco più. Mi lascia in bocca quel misto di sapore di vacca, sfruttamento animale e delusione del toro che non l’è potuto salire sopra. E poi mi rimane sullo stomaco. Letteralmente. E anche mentalmente, se devo essere onesto.
Ed è per questo che undici anni fa ho fatto una scelta. Una scelta che, col tempo, si è trasformata in una cosa semplice: oggi mi sento meglio. Più leggero, più libero dai gusti strani, e pieno di sapori nuovi.
Tipo questa qui: Mezzarè alla pizzaiola.
Guarda come fila.
La vera domanda non è “posso farne a meno?”, ma “posso farlo meglio?”
Quando una cosa ti piace davvero, non vuoi perderla. Vuoi salvarla. Vuoi trovare un modo per tenerla nel tuo mondo senza portarti dietro quello che ti fa star male.
E qui non stiamo parlando solo di digestione, anche se già basterebbe. Stiamo parlando anche di quel senso di peso che arriva dopo, quando capisci che dietro a un prodotto apparentemente “semplice” c’è spesso una filiera fatta di sfruttamento animale normalizzato, di corpi trattati come ingredienti, di vite organizzate attorno alla produttività.
Se vuoi il rito “sugo + mozzarella” senza il resto, la strada c’è.
Ed è una strada che non sa di rinuncia.
Mezzarè alla pizzaiola: stessa scena, finale migliore
“La mozzarella deve filare.”
Ok. Prendiamo questa regola e facciamola rispettare.
Mezzarè alla pizzaiola è quella soluzione che ti permette di rifare la scena completa: sugo caldo, cucchiaio che affonda, bianco che si scioglie, filo che tira. La differenza è che dopo non ti senti appesantito, non ti resta quel retrogusto strano, e non devi mettere la coscienza in modalità aereo.
È un altro modo di fare la stessa cosa: non cambi il rito, cambi ciò che lo rende problematico.
“Eh ma è chimica”: la risposta che merita
Sui social c’è sempre qualcuno che commenta: “eh ma è chimica”.
Amore, respira: la chimica è anche quando fai il sugo. È chimica quando il pomodoro cambia consistenza con il calore. È chimica quando l’olio si emulsiona. È chimica quando l’aglio sprigiona aroma. È chimica quando il basilico profuma.
Qui dentro non c’è la pozione segreta di Breaking Bad. C’è una lista ingredienti chiara, leggibile. E fine della storia.
E se sai leggere (perché non è mai detto) e hai tempo e voglia, ecco gli ingredienti della nostra Mezzarè:
Acqua, crema fresca di anacardi e mandorle 30% (anacardi 13%, acqua mandorle pelate 5%), olio di cocco, buccia di psillio in polvere, sale marino, fermenti.
Ingredienti da agricoltura biologica.
Non serve un laboratorio segreto: serve una scelta progettata bene.
Cosa significano davvero questi ingredienti (senza fuffa)
Per capirla davvero, basta tradurla in italiano da cucina:
· Crema di anacardi e mandorle: è la base “lattosa” vegetale, quella che dà rotondità e gusto pieno
· Olio di cocco: aiuta la consistenza e la scioglievolezza (quella sensazione “morbida” quando scaldi)
· Psillio: è una fibra naturale che dà struttura, compattezza, “tenuta”
· Sale marino: perché il sapore non si inventa
· Fermenti: per creare complessità e quella nota più “adulta”, meno piatta
Risultato: un prodotto che non ti chiede fede, ti chiede solo un test onesto in padella.
Come fare “Mezzarè alla pizzaiola” in 10 minuti
Non serve una ricetta lunga: serve la scena giusta.
Ingredienti:
· passata o polpa di pomodoro
· olio EVO
· aglio (facoltativo)
· origano o basilico
· sale
· Mezzarè
Procedimento:
1. Fai un sugo veloce: olio, aglio se lo usi, pomodoro, sale, origano. Dieci minuti di bollore gentile.
2. A fuoco spento o bassissimo, aggiungi Mezzarè a pezzi o a cucchiaiate.
3. Copri un minuto con coperchio e lascia che il calore faccia il suo lavoro.
4. Apri, mescola appena e guarda: fila.
Poi fai la cosa più italiana del mondo: pane. Scarpetta. Silenzio.
Morale: il rito “sugo + mozzarella” senza il resto esiste (e fila pure)
Se vuoi tenerti il comfort del piatto di sempre ma togliere quello che ti pesa nello stomaco e pure nella coscienza, la strada c’è.
Non è una rinuncia, è una sostituzione intelligente.
Non è “senza”, è “senza sfruttamento”.
E sì: fila pure.
Provala alla pizzaiola e poi dimmi se davvero “manca qualcosa”.