7 Paesi in cui i viaggiatori vegani vengono trattati meglio (e perché)
Mangiare vegano in viaggio, soprattutto nelle grandi capitali, è uno di quei paradossi moderni: sei circondato da migliaia di ristoranti, ma quando inizi a filtrare davvero (ingredienti, contaminazioni, “sì ma c’è il burro”, “possiamo togliere il formaggio ma resta la salsa con panna”), improvvisamente la scelta si restringe. E non perché manchino piatti vegetali: spesso mancano certezza e chiarezza. Il problema non è solo “trovare qualcosa da mangiare”, ma evitare la roulette degli ingredienti nascosti — brodi di carne, salse con acciughe, ghee, parmigiano “buttato sopra”, ma anche uova nella pasta fresca o latte nelle preparazioni che, a occhio, sembrano innocue. In più, nelle capitali iper turistiche capita un altro effetto collaterale: tanti locali “plant-based” lo sono più per trend che per competenza. Risultato: piatti vegani che sanno di punizione (insalatona triste, burger congelato, hummus senza anima), oppure menù che usano la parola “vegan” ma poi chiedono compromessi continui.
Ecco perché una lista di Paesi e città dove il vegan è trattato bene non è solo una classifica simpatica: è un modo per ridurre l’ansia logistica del viaggio. Quando una destinazione ha una cultura alimentare già “amica” del vegetale, o una scena vegana matura, il tempo che risparmi è enorme: meno messaggi in anticipo ai ristoranti, meno domande imbarazzanti al tavolo, meno “ok, mi porto barrette e frutta perché non si sa mai”. E c’è un dettaglio ancora più pratico: nelle città davvero vegan-friendly non devi per forza cercare il ristorante vegano perfetto; spesso basta camminare, leggere un menù e trovare opzioni credibili senza trattative.
Dal lato dei ristoratori, la cosa interessante è che oggi rendere un locale vegan-friendly è molto più semplice di quanto si pensi — e non richiede “rivoluzioni”. In Italia, per esempio, la base più richiesta dai viaggiatori vegani è spesso disarmante: pasta fatta bene e un’alternativa valida al formaggio. Se un ristorante sa già fare primi (cacio e pepe, carbonara, amatriciana, pesto, lasagne), la versione plant-based è, tecnicamente, una questione di ingredienti sostitutivi intelligenti, non di “cucina diversa”.
Un menu può diventare immediatamente più inclusivo con 3 mosse semplici:
1. Due paste vegane “di default” (senza uova, cosa già comune in molte paste secche) + una pasta fresca vegana quando possibile.
2. Salse strutturate senza latticini, usando tecniche italianissime: emulsioni con acqua di cottura, olio evo, legumi frullati, frutta secca, miso/soia per umami, funghi, caramellizzazioni.
3. Formaggi vegani seri (non “surrogati anonimi”), da usare come ingrediente e non come decorazione: un “pecorino” vegetale grattugiabile per mantecare, una crema tipo stracchino per dare corpo, un affumicato per gratinare o “filare”.
Con i formaggi vegani moderni il ristoratore non deve inventarsi piatti astratti: può fare piatti italiani riconoscibili e desiderabili. È il punto chiave: il cliente vegano non cerca un menù “alternativo”, cerca un menù normale, con gusto, consistenza e comfort. Una cacio e pepe vegana fatta bene non è una concessione: è una scelta. E spesso piace anche ai non vegani, perché ha quella cosa che conta davvero in viaggio: ti fa sentire “dentro” la cucina locale, senza dover fare eccezioni.
Qui trovi gli 7 Paesi in cui essere vegan non è “fare fatica”: è muoversi dentro una cultura dove l’opzione plant-based è già prevista.
1) Taiwan – tradizione buddhista + chiarezza in etichetta (Taipei)
Perché è facile: a Taipei la cucina vegetarian/vegan è normale, e la città è super comoda da girare in metro. Un punto “base” perfetto è l’area di Guting (tra Zhongzheng District e i quartieri centrali), perché è ben collegata e piena di opzioni rapide.
Dove mangiare (Taipei, zona/metro):
- Ooh Cha Cha (Guting, Zhongzheng District) — è praticamente a due passi dalla stazione MRT Guting (Exit 2): ideale come “porto sicuro” per brunch/cena quando sei in giro nel centro.

2) Germania – ecosistema plant-based maturo (Berlino)
Perché è facile: Berlino è piena di locali vegan e i quartieri sono ben connessi. Se vuoi un’esperienza più “speciale”, ha senso puntare su Prenzlauer Berg, zona residenziale elegante e vivace (molti café, boutique, atmosfera rilassata).
Dove mangiare (Berlino, quartieri):
- Lucky Leek (Prenzlauer Berg, area Kollwitzplatz/Kollwitzkiez) — in Kollwitzstraße 54, uno dei punti più carini e “camminabili” del quartiere.

- Kopps (Berlin-Mitte) — segnalo solo perché era un riferimento storico, ma dal loro sito risulta chiusura definitiva il 24 febbraio 2026 (quindi da considerare “last chance”).
3) India – tradizione vegetariana enorme (Delhi / Mumbai)
Perché è facile (ma con una regola d’oro): trovi un sacco di piatti vegetariani ovunque, ma da vegano ricordati i “tranelli”: ghee, paneer, curd/yogurt.
Per mangiare senza stress, in città grandi conviene scegliere ristoranti plant-based dichiarati e stare in zone “comode” per spostamenti.
Dove mangiare (con quartieri/zone):
- New Delhi – Greenr (Vasant Vihar, Basant Lok Market) — area benestante e piena di locali; se alloggi a sud di Delhi è una base facile.

- Mumbai – Greenr (Bandra West, zona Pali Naka / Pali Hill) — Bandra è una delle aree più piacevoli per café e ristoranti; Pali Hill è molto “neighborhood vibe”.
4) Thailandia – street food paradiso, se impari 2 cose (Bangkok)
Perché è facile: Bangkok è enorme, quindi la città/il quartiere contano tantissimo. Se vuoi ridurre frizioni, scegliere un ristorante vegan in una zona ben collegata ti salva la giornata.
Dove mangiare (Bangkok, quartieri):
- May Veggie Home 101 (Sukhumvit Soi 101, area Punnawithi / Phra Khanong–Bang Chak) — utile se dormi lungo Sukhumvit “più est” e vuoi un posto affidabile senza andare in centro.

- Broccoli Revolution (Sukhumvit Soi 49, Khlong Tan Nuea — zona Thong Lo/Upper Sukhumvit) — quartiere super comodo e pieno di locali; spesso è perfetto come pranzo easy mentre sei tra Thong Lo e Phrom Phong.
5) Regno Unito – Londra e oltre: vegan “mainstream”
Perché è facile: a Londra ha senso ragionare per zone: se sei in centro, ti conviene avere un indirizzo “salvavita” in aree molto collegate come Soho/Carnaby o Camden.
Dove mangiare (Londra, quartieri):
- Mildreds Soho (Lexington Street, area Carnaby/Soho) — centralissimo, perfetto se fai giornata tra Oxford Circus, Soho e shopping.

- Temple of Seitan (Camden Town, 43 Parkway) — ottimo quando sei tra Camden Market, Regent’s Canal e dintorni; comfort food vegan “zero pensieri”.
6) Singapore – hawker + ristoranti plant-based solidi
Perché è facile: Singapore è super efficiente, ma i quartieri cambiano ritmo: CBD/Tanjong Pagar è perfetto se vuoi muoverti a piedi tra uffici, MRT e ristoranti “sicuri”.
Dove mangiare (Singapore, quartieri):
- Whole Earth (76 Peck Seah St, CBD / Tanjong Pagar) — in shophouse in centro, comodo anche se sei in zona Marina Bay/Chinatown; menu quasi interamente vegan.

- VeganBurg (44 Jalan Eunos, area Eunos/Kembangan) — fuori dal super-centro, ma facilissimo da raggiungere in MRT; perfetto se vuoi un “fast-food vegan” affidabile.
7) Portogallo – sorpresa mediterranea (Lisbona / Porto)
Perché è facile: a Lisbona i quartieri centrali (Chiado/Baixa) sono ideali perché ti muovi a piedi; a Porto conviene puntare su zone molto “city center” o mercati coperti con opzioni veg.
Dove mangiare (con quartieri):
- Lisbona – Ao 26 Vegan Food Project (Rua da Horta Seca 5, Chiado & Carmo) — pieno centro, perfetto se stai tra Chiado, Bairro Alto e Baixa.

- Porto – daTerra (Baixa / Historic Center, Rua Mouzinho da Silveira 249) — super comodo se sei nel centro storico (Ribeira/Baixa).
- Lisbona – daTerra (Bairro Alto, Rua da Rosa 51) — utile se alloggi tra Bairro Alto/Príncipe Real (zona piena di locali e vita serale).